Recensione Grikon V

Adriano è un universitario che si è trasferito in Giappone per completare la sua tesi di dottorato in storia della seconda guerra mondiale. Mentre si sta recando a casa del professor Daisaku Uchinomori, che lo sta aiutando a completare gli studi, si accorge di uno strano bagliore bluastro provenire dal garage del professore. Incuriosito ci si avvicina  ma, prima di poter indagare ulteriormente, perde conoscenza a causa di una fragorosa esplosione. Quando rinviene si accorge che anche i ragazzi che occupavano il garage, il figlio di Uchinomori e un paio di suo amici, sono svenuti. I giovani vengono portati in ospedale in gravi condizioni e Adriano si appresta a tornare a casa. Sulla via del ritorno, però, nota dei movimenti nel box di Uchinomori e un energumeno che si affaccenda al suo interno. Una volta scoperto, l’uomo scappa lasciando cadere a terra dei fogli che si riveleranno essere delle “cels”, ovvero dei fogli di celluloide dove vengono disegnate le scene e i personaggi degli “anime”. “L’invincibile Robot Grikon V” – così si intitola il cartone degli anni settanta a cui appartengono le cels ritrovate – è considerato maledetto, il regista Oomya e il character designer Kobayashi sono morti in circostanze misteriose durante la realizzazione dell’ultimo episodio della serie. Cosa centrano queste strane e dettagliatissime immagini con l’esplosione nel garage? Cos’era quello strano alone blu che pervadeva la zona? Come mai...

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